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Meningite a Treviso, caso isolato nessun allarme

Meningite a Treviso, caso isolato nessun allarme


06.01.2017

Lieve miglioramento del 47enne, ricoverato al Ca’ Foncello di Treviso, colpito da meningite da meningococco di tipo C. Le sue condizioni permangono gravi e la prognosi è tuttora rservata ma i  valori clinici del paziente stanno lentamente indirizzandosi alla normalità. Il Dipartimento di prevenzione, intanto, ha già completato l'identificazione dei contatti stretti: è stata sottoposta a profilassi una quindicina di persone tra familiari, colleghi di lavoro e amici intimi.
"Si tratta di un caso isolato – sottolinea il Direttore generale Francesco Benazzi dell’Azienda Ulss 2 Marca Trevigiana -  non c'è alcun motivo di allarme per la popolazione che, per qualsiasi dubbio può rivolgersi tranquillamente al proprio medico di famiglia. I professionisti della medicina generale e della continuità assistenziale hanno tutte le competenze necessarie per dare una risposta appropriata. La singolarità del caso, isolato, non fa ritenere opportuna una corsa alla vaccinazione. Per maggior tranquillità della popolazione è disponibile un numero telefonico 0422 323866, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30".
"Per identificare sia il tipo di meningite che il ceppo del meningococco che ha colpito il paziente, giunto in ospedale con parametri estremamente alterati per quanto riguarda la coagulazione, abbiamo applicato la tecnica di biologia molecolare direttamente sul sangue evitando un prelievo spinale - ha aggiunto Roberto Rigoli, Direttore del Dipartimento di Patologia Clinica del Ca’ Foncello -. Abbiamo già contattato i colleghi dell’Università di Firenze per capire eventuali affinità tra questo ceppo e quello  individuato in Toscana".

"La nostra Ulss registra, mediamente, 2/3 casi di meningite l'anno - spiega Giovanni Gallo, direttore del Servizio Igiene Pubblica -. Negli ultimi quattro anni abbiamo registrato 10 casi, tutti isolati e senza casi secondari. In proporzione con la popolazione sono dati minimi in linea con la media nazionale. Il contagio, dovuto quasi esclusivamente a portatori sani,  è estremamente difficile considerato che il batterio resiste nell’ambiente circa due minuti”.
Particolare soddisfazione da parte del Direttore sanitario, Marco Cadamuro Morgante, per la risposta di tutti i servizi sanitari ospedalieri e territoriali coinvolti che, come  ha fatto notare, in meno di 24 ore hanno portato alla diagnosi alle procedure di profilassi ed ai primi cauti risultati clinici positivi.


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