Smaltimento sottoprodotti di origine animale

I «sottoprodotti di origine animale», sono corpi interi o parti di animali, prodotti di origine animale o altri prodotti ottenuti da animali, non destinati al consumo umano, ivi compresi gli ovociti, gli embrioni e lo sperma.    

I sottoprodotti di origine animale si ottengono prevalentemente durante la macellazione di animali destinati al consumo umano, durante la produzione di prodotti di origine animale come i prodotti lattiero-caseari, durante lo smaltimento dei cadaveri di animali e nell’ambito di provvedimenti di lotta alle malattie. A prescindere dall’origine, essi costituiscono un rischio potenziale per la salute pubblica e degli animali nonché per l’ambiente. Questo rischio deve essere tenuto sotto controllo in modo adeguato, o destinando tali prodotti a sistemi di smaltimento sicuri o utilizzandoli per vari fini, a condizione che trovino applicazione requisiti rigorosi che riducono al minimo i rischi sanitari connessi.

I sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano costituiscono una potenziale fonte di rischi per la salute pubblica e degli animali. In passato, le crisi connesse all’insorgenza dell’afta epizootica, alla diffusione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili quali l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE) e alla presenza di diossina nei mangimi hanno messo in evidenza le conseguenze dell’uso improprio di determinati sottoprodotti di origine animale sulla salute pubblica e degli animali, sulla sicurezza della catena alimentare e dei mangimi nonché sulla fiducia dei consumatori. Inoltre, tali situazioni critiche possono avere un impatto avverso più ampio sulla società in senso globale, attraverso l’impatto da esse esercitato sulla situazione socioeconomica degli agricoltori e dei settori industriali interessati nonché sulla fiducia dei consumatori nella sicurezza dei prodotti di origine animale. L’insorgenza di malattie potrebbe inoltre avere conseguenze negative per l’ambiente, non solo per i relativi problemi di smaltimento dei rifiuti, ma anche per quanto riguarda la biodiversità.

Si è ritenuto opportuno stabilire le norme sanitarie comunitarie concernenti la raccolta, il trasporto, la manipolazione, il trattamento, la trasformazione, la lavorazione, il magazzinaggio, l’immissione sul mercato, la distribuzione, l’uso o lo smaltimento di sottoprodotti di origine animale in un quadro coerente e completo.

La norma comunitaria di riferimento è il Regolamento (CE)  n. 1069/2009 del 21 ottobre 2009 (vedi allegato), che reca norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale).  Con la Delibera di Giunta Regionale n. 1337 del 17 luglio 2012 (vedi allegato) la Regione Veneto ha fornito indicazioni operative per dare concreta applicazione sul territorio regionale al Regolamento (CE) n. 1069/2009.

In tali normative sono individuate tre categorie di sottoprodotti in base alla loro pericolosità e al destino del loro ulteriore trattamento; le procedure di gestione in azienda tra la loro produzione e i loro stoccaggio in attesa di spedizione; la procedura di spedizione verso i centri di trasformazione che dev’essere effettuata da ditte specializzate e autorizzate: lungo tutta questa filiera i sottoprodotti devono essere rintracciabili e dev’essere sempre disponibile per i controlli la registrazione di carico e scarico presso i punti in cui il prodotto ha sostato e la modulistica di trasporto (allegato A della D.G.R. 1337/2012).

In allegato si trova il testo del Decreto Legislativo n.186 del 1 ottobre 2012,  che tratta la “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento CE n. 1069/2009”.